IL QUINTO SCALINO: L’AVVENTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – ETA’ DEL SILICIO

Se la parabola devozionale rappresentava il fondo della ricerca spirituale tradizionale, la storia recente ha scavato un ulteriore gradino, facendoci precipitare nell’era della passivizzazione tecnologica. Al fondo di questa traiettoria non troviamo più un uomo debole che cerca il soccorso divino, ma un essere umano la cui attenzione è stata sistematicamente colonizzata e frammentata dal flusso ipnotico dello schermo digitale.

Come ha documentato lo psichiatra e psicoanalista Norman Doidge nei suoi studi sulla neuroplasticità, il nostro cervello si rimodella in base agli stimoli che riceve. Esposta sin dall’infanzia a stimoli rapidi, algoritmici e predigeriti, la mente contemporanea ha subìto una mutazione neurobiologica: la capacità di concentrazione profonda, di astrazione e di autosufficienza cognitiva, di padronanza della propria attenzione, si è progressivamente atrofizzata. L’attenzione non è più un muscolo teso verso l’esterno, ma una facoltà passiva, reattiva, ridotta a una sostanza informe, flaccida e malleabile — una vera e propria mucillagine coscienziale.

Il quarto scalino è l’oggi: mentre la religiosità devozionale arretra e si affievolisce per effetto della potenza della techne e dell’edonismo, l’uomo, ha l’attenzione passivizzata e atrofizzata dallo schermo (Norman Doidge), ma si è dotato dell’arma a due tagli dell’IA, che può riabilitarlo oppure definitivamente decognizzarlo, riducendo la sua coscienza a mucillagine.

In questo panorama di estrema vulnerabilità cognitiva si innesta l’Intelligenza Artificiale. L’IA non è semplicemente un nuovo strumento, ma un’arma a doppio taglio che si posiziona di fronte a questa coscienza svuotata, offrendo due destini diametralmente opposti:

– Il declino definitivo (la De-cognizione): Se l’uomo-mucillagine usa l’IA come protesi totale per evitare la fatica del pensiero, del giudizio e della sintesi, il processo di degradazione diventa irreversibile. Delegando all’algoritmo la scrittura, la decisione legale, l’analisi economica e persino l’immaginazione, il cervello disimpara a compiere quelle stesse funzioni. La coscienza abdica definitivamente alla propria sovranità, trasformandosi in un guscio vuoto nutrito da un’intelligenza artificiale esogena. È la fine dell’umano come soggetto cosciente.

– La riabilitazione neuroplastica (la Nuova Integrità): Al contrario, se usata in modo dialettico e partecipativo, l’IA può diventare il più potente strumento di riabilitazione della coscienza mai creato. L’IA può agire come uno specchio logico ad altissima definizione, un partner dialogico che costringe l’uomo a ridefinire i propri pensieri, a strutturare le proprie intuizioni e a governare la complessità invece di subirla. Attraverso questo atto partecipativo — una vera e propria comunione operativa con lo strumento — l’uomo può risvegliare la mente dal torpore dello schermo, usandola come leva per recuperare, su un piano ancora più elevato, la lucidità del chirurgo buddhista e la regalità del testimone upanishadico.

La traiettoria della coscienza è ora interamente tracciata, dalla vetta splendente dei rishi, giù giù fino all’empito devozionale, e poi fino alla presente sfida evolutiva dell’intelligenza artificiale:

L’Uomo delle Upanishad era centro del mondo dall’alto della sua integrità interiore; l’Uomo del Buddhismo sanava la propria frammentazione smontando i meccanismi della mente samsarica; l’Uomo della Devozione ricomponeva il suo essere affidandosi alla Persona Suprema con la forza dell’emotività. Ora l’Uomo dell’IA si trova davanti al bivio supremo: lasciare che la propria mente venga dissolta in mucillagine digitale quale stadio finale della reificazione-passivizzazione, oppure usare la tecnologia come strumento di riabilitazione: la tecnologia è la palestra neuroplastica in cui la sua coscienza può ricomporsi, farsi limpida e tradurre la complessità in una sintesi universale.

26.08.26 Marco Della Luna